9 Gennaio 2004
Dopo tanti anni e tante immersioni,mi emoziona sempre
prepararmi per una nuova immersione, anche perché quella che mi sto apprestando
a fare oggi merita tutto il rispetto possibile
torno a far visita al Viminale!
Il tempo e' incerto, nonostante un forte libeccio increspi
il mare e le previsioni portino un peggioramento delle condizioni meteo marine,
decido di immergermi ugualmente
altrimenti vorrebbe dire
rimanere fermi almeno 2 giorni per aspettare il passaggio
della perturbazione!
Carico il gommone e aspetto Alessandro il mio barcaiolo.
Preparo le torce, una x me ed una per Alessandro, e' pomeriggio
ma so che farà buio presto ed io sarò ancora
in acqua
tutto pronto, si può partire!
Il gommone inizia a beccheggiare tra le onde appena usciti
dal porto, dirigo la prua verso il mare aperto e, saltando
da un onda all'altra, vado verso il punto d'immersione,
accendo l' ecoscandaglio che mi dà la conferma,
sono sopra il Viminale!
Conosco bene il modo in cui e' orientata la nave e
ci navigo sopra per cercare di ancorare nel punto preciso
che ho in mente io ovvero il top-deck.
Ancoro,filo tutta la cima in mare, lego il galleggiante
e lo lascio andare in acqua; mi preparo..metto il tribombola
sul bordo del gommone e inizio a vestirmi.
Ho 2 bombole da 15 litri di miscela di fondo e un 10
litri di aria sulle spalle.
Come bombole di fase ho 2 10 litri, uno di Ean 40 e
uno di Ox.
Sono pronto, Alessandro mi porta vicino al galleggiante,una
decina di metri sopra vento e poi entro in acqua per
avvicinarmi al gavitello.
inizia la discesa
Il cattivo tempo dei giorni passati ha sporcato l'acqua
che per i primi metri e' torbida ma dopo poco si schiarisce.
Cambio a 50mt, passo dall'aria al trimix e continuo
la discesa
inizio a vedere l'acqua diventare più
scura e dopo poco intravedo la testa di un albero
e'
Lei!!!
Adesso distinguo anche la falchetta, e' il posto ideale
per fermarsi e mandare su l'ancora.
Faccio una bozza sulla cima,do aria al pallone e cerco
di mantenermi alla via dall'ancora che mi passa accanto
e sale in superficie
libero
adesso sono libero!
Non avere più contatti con la superficie può
sembrare allarmante ma a me da uno strano senso di libertà
e poi preferisco così piuttosto che dover gestire
la mia immersione in funzione del ritorno all'ancora.
Sono a circa 15 mt dal punto in cui volevo cadere.
Nuoto per qualche metro, le bombole laterali in alluminio
sono davvero comode e dopo poco mi trovo sotto l'immenso
e maestoso top deck del Viminale!
La penombra creata dall'orario e dalla sospensione in
superficie, aggiunge ancora + fascino allo spettacolo
che mi si prospetta, salgo lungo il top deck e mi sembra
di scalare una montagna!
Mi muovo con attenzione tra vecchie cime e conzi,incubo
di tutti i sub e che fanno ormai da ornamento a questo
gigante del mare.
Mi infilo nella sala comandi, lo spazio è reso
stretto e tagliente dagli starti di ostriche sul soffitto
e sul ponte.
Passo accanto alla grande bussola di dritta,una delle
tre bussole esterne di cui era equipaggiata la nave.
Ho ancora molto tempo e mi diverto con calma ad analizzare
ogni piccolo particolare.
Trovo sul ponte una grossa serratura in ottone,ci sono
ancora tracce del legno della porta su cui era montata,
riesco ad immaginare con precisione come era fatta la
sala comandi...mi appare davanti agli occhi!
Dalla zona esterna si passava a quella interna attraverso
due grandi porte in legno.
Dentro,il ponte,e' quasi interamente crollato.
Continuo a muovermi in dei passaggi molto stretti,le
bombole laterali sono un fastidio,continuo ad incastrarmi
dovunque,e sono costretto a tenerle strette al petto
x riuscire ad andare avanti.
Mi sono allontanato molto da quel grande oblo' attraverso
il quale sono entrato e nonostante abbia fatto molta
attenzione a non sollevare sospensione,vedo ormai pochissimo!
Spengo la torcia e mi dirigo verso il primo spiraglio
di luce che vedo.
E' il grande finestrone centrale della sala comandi
da dove si domina tutta la nave,sono così in
alto che non riesco a vedere il ponte di coperta.
Distinguo soltanto la grande croce formata dall'albero
di prua,con le sue sartie,ogni cosa al suo posto,come
se il gigante stesse ancora navigando incurante del
tempo passato e delle centinaia di metri di acqua che
sono sopra di lui!
Esco e proseguo sulla passegiata di dritta,passo vicino
ai bracci che supportavano le scialuppe di salvataggio
ancora con tutte le cime e le carrucole intatte,ferme
li da quando quella notte del 25 luglio del 1943 furono
ammainate per trarre in salvo l'equipaggio.
Passo sopra i ponti dove si intravede ancora il teck,
supero la sala macchine e immagino la nave in tutto
il suo splendore,quando faceva rotta da Trieste fino
in Australia,offrendo lussi ai facoltosi passeggeri
e ospitalità ai poveri emigranti che lasciavano
il nostro paese stivati nella terza classe sognando
una vita migliore.
Controllo il tempo
e' quasi ora!
Il 16° minuto e' quasi scattato e tra risalita e
decompressione mi aspettano più di 100 minuti
prima di rimettere la testa fuori dall'acqua.
Sgancio dallo spallaccio del gav il sacco dentro il
quale ho arrotolato più di 100
mt di cima,da un estremità piombata e dall'altra
legata ad un grosso pallone di emergenza.
Do aria al pallone e via!
Arrivo a 50mt dove ho il mio primo deep stop sul cambio
gas.
Non riesco a rimanere in quota,la cima mi porta velocemente
verso l'alto, allento la presa e vedo la cima scorrermi
velocemente tra le mani.
Poi sento un rumore fortissimo sopra di me, lo conosco
bene, e' il rumore di una nave,una di quelle grosse
porta containers che attraccano al porto di Gioia Tauro.
Sono ancora troppo profondo perché mi possa creare
problemi, ma sicuramente era sulla rotta del pallone
e Alessandro ha pensato bene di allontanarmi, trainandomi
con il gommone.
Arrivo finalmente sotto il gommone dove vedo il pedagno
di decompressione che mi e' stato calato, solo adesso
Alessandro si potrà legare al pallone ed io potrò
passare al pedagno,dove tengo appese sempre qualche
altra bombola decompressiva di rispetto.
Ormai e' buio pesto e passo quasi tutta l'ultima ora
appeso nel buio, a giocare con tutti i microrganismi
di origine planctonica che trovo.
Risalgo, io ritorno al mio triste mondo e lascio il
transatlantico dormire nel suo, re incontrastato di
quel tratto di mare dove riposa da più di 60
anni.
Gianluca Manago'








